E quindi la crescita dov’è? Dove sono  le risorse che si liberano? Dov’è l’ossigeno per imprese e famiglie? L’aumento dell’Iva è solo rinviato. Di tre mesi. E poi, forse, di altri tre mesi. E poi ancora di tre, chissà. Se si potrà. Un grande punto interrogativo. Forse, per ora, vedremo. Come se l’economia di un paese, e i bilanci delle aziende, potessero dipendere da decisioni posticipate e prospettive incerte. O dalle minacce dell’Europa che per bocca del commissario Rehn dice: “Non commentiamo, prima vogliamo vedere le coperture del governo italiano”. In realtà, prima di commentare che prima di commentare si vogliono vedere le coperture, bisognerebbe vederle, le coperture. Uno scioglilingua per dire che non se ne può più di queste conferenze stampa dei vari portavoce dei commissari Ue-Ue incalzati dai giornalisti “accreditati” che fanno ogni volta la stessa domanda per ottenere sempre la stessa risposta: “Italia, attenta a quello che fai! Ti stiamo col fiato sul collo”.

Intanto, tra i provvedimenti varati ieri dal Consiglio dei ministri non si scorge l’ombra di un taglio che sia uno, alla spesa pubblica. La riforma delle riforme dovrebbe abolire le province e dimezzare il numero dei parlamentari, occorre definire i prezzi standard dei beni acquisiti dalle pubbliche amministrazioni come gli ospedali, e snellire il pachiderma burocratico, revisionare la macchina fatiscente della giustizia, sfrondare i privilegi. Tutto questo langue e non avanza.

Mentre il governo è bravissimo, come sempre, nel gioco delle tre carte. Non aumenta l’Iva per tre mesi, ma se vai a leggere il provvedimento scopri che non è un regalo. In regalo c’è solo una truffa. Perché il non aumento delle imposte viene coperto con altre tasse. Con un anticipo per finanziare un rinvio. Siamo alle comiche.

Spiega l’ufficio studi della Cgia di Mestre che il rinvio a ottobre dell’aumento dell’Iva sarà coperto con incrementi dal 99 al 100% dell’acconto Irpef, dal 100 al 101 dell’acconto Ires, e dal 100 al 110 di quello Irap, ovvero una “stangata” per imprese e lavoratori autonomi (le categorie forse più sofferenti, meno garantite in tempi di crisi) pari a 2.6 miliardi di euro. La beffa sta nel fatto che il non aumento vale di meno, 2 miliardi, quindi lo Stato ci guadagna 600 milioni tolti dalle tasche degli italiani. Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, valuta che con 810 miliardi di spesa pubblica prevista nel 2013 “si fa fatica a spiegare agli imprenditori che non è stato possibile trovare 2 miliardi per sterilizzare l’aumento dell’Iva, almeno sino alla fine di quest’anno”.

E non solo. C’è un settore che sta nascendo. Che sta assumendo. Che sta disseminando punti commerciali per l’Italia. Che si espande. Bene, quale occasione più ghiotta per intervenire e dare un bel taglio? Un bel colpo di grazia preventivo? Parte dei provvedimenti decisi ieri dal Consiglio dei  ministri sarà infatti coperta da un innalzamento della tassa sulle sigarette elettroniche, le e-cig, pari al 58.5% (come per le sigarette a combustione). Tassa estesa a tutti i singoli componenti: dal liquido ai serbatoi, fino alla batteria. Dulcis in fundo, scopri un bell’aumento vecchia maniera dei bolli, già introdotto ma operativo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Della serie: ma chi credete di prendere per i fondelli?

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