La definizione, ampiamente condivisa, del concetto di sviluppo sostenibile risale alla stesura, nel 1987 del rapporto Brundtland, elaborato dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo presieduta dal norvegese Gro Harlem Brundtland, si sintetizza in: è sostenibile lo sviluppo che “garantiscei bisogni delle generazioni attuali senzacompromettere la possibilità che le generazionifuture riescano a soddisfare i propri

Il concetto, approfondito e dettagliato in successive enunciazioni, mira dunque sia alla salvaguardia delle risorse disponibili sia al soddisfacimento dei bisogni e quindi al miglioramento della qualità della vita. Per raggiungere questo obiettivo devono essere

valutati aspetti e interazioni dei tre principali ambiti, economico, sociale e ambientale, su cui si fonda lo sviluppo, estendendo l’analisi, secondo le visioni più recenti, fino a comprendere l’ambito istituzionale con la salvaguardia dei principi democratici.

Se questa nuova ottica di valutazione della sostenibilità si è potuta universalmente affermare lo si deve soprattutto all’evidenza dei danni irreparabili che uno sviluppo incontrollato delle attività umane può determinare all’ambiente.

In questo senso, uno dei fenomeni più allarmanti per la comunità scientifica è quello dei cambiamenti climatici determinati dall’emissioni di gas ad effetto serra.

Già nel 2007 l’ Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ha lanciato un preoccupato allarme per la rapida crescita delle emissioni di CO2, il più impattante gas ad effetto serra. Nel periodo compreso tra il 1970 e il 2004 le emissioni di CO2 sono infatti aumentate di circa il 70% contribuendo in modo significativo al processo di riscaldamento globale.

Tra le attività antropiche responsabili della emissione di gas ad effetto serra il primato assoluto, sia come quantitativi e sia come rapidità di crescita, va all’utilizzo delle fonti energetiche fossili .

Il potenziale di risparmio del settore

edilizia

Uno dei settori che contribuisce maggiormente all’utilizzo di fonti energetiche di origine fossile (circa il 40% dei consumi a livello europeo), ed alle conseguenti emissioni di CO2 (circa il 36% in Europa), è certamente quello dell’edilizia con i consumi determinati dal riscaldamento e raffrescamento degli edifici residenziali e commerciali.

Proprio dal miglioramento dell’efficienza energetica di questo settore la Comunità Europea si aspetta importanti risultati, grazie all’applicazione della nuova Direttiva EPBD “Energy Performance of Building Directive”, 2010/91/CE, che prevede la realizzazione di edifici con consumi quasi nulli, “Near Zero Energy”, a partire dal 2018 per quelli pubblici e dal

2020 per tutti gli altri.

Le grandi potenzialità di risparmio del settore (stimate dalla Comunità Europea in un 27% per il

residenziale e un 30% per il terziario), se opportunamente sfruttate, permetteranno di ridurre i consumi energetici europei di circa l’11%.

E’ evidente che la realizzazione di edifici a consumi energetici quasi nulli non può prescindere dalla realizzazione di involucri perfettamente isolati termicamente.

Ecco dove interviene il poliuretano a spruzzo che abbassando le dispersioni termiche (grazie al suo coefficiente termico)riduce notevolmente gli sprechi di combustibili per il riscaldamento.

 

 

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